Parlano di noi su Il Foglio del 12 marzo 2009

Sono in tanti a sperare che il motu proprio sia definitivamente morto, e sono in molti, nel mondo ecclesiastico, a darsi a da fare perchè ciò avvenga. Strano, perché una semplice analisi della realtà svelerebbe quello che nella mia esperienza educativa trovo evidente: non è solo il mondo ad aver perso Cristo, ma, come ebbe a dire anche don Giussani, sono parecchi gli uomini di Chiesa, forse ancora prima, ad averlo abbandonato. Una fede che si fa insipida, o troppo umana, proprio nella sua espressione più visibile, la ritualità, perde fedeli: è matematico. Ma nonostante l’opposizione al vecchio rito, e più in generale al suo spirito, sia fortissima e radicata negli ambienti che contano, i segnali di un cambiamento, soprattutto nei giovani, e nel nuovo clero, sono evidenti. L’editore Fede & Cultura è l’unico, a quanto io sappia, che abbia scommesso con fiducia nel rilancio della messa tradizionale. In pochi mesi ha pubblicato diversi titoli: oltre ad l'opuscolo del sottoscritto"La liturgia tradizionale", "La messa antica" di don Francesco Cupello, "La messa non è finita" di Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi, il "Messale integrale", e, per ultimo, "Introibo ad altare Dei".
E’, quest’ultimo, un bellissimo manuale ad opera di tre giovanissimi, Elvis Cuneo, Daniele Di Sorco e Raimondo Mameli, in cui la “vecchia” messa viene spiegata passo passo, in tutti i suoi elementi, dal simbolismo, alla gestualità. Un’opera imprescindibile, oggi, per chi voglia accostarsi al vecchio rito come suggerisce Benedetto XVI, cioè ricordando che “il proprium liturgico non deriva da ciò che facciamo ma dal fatto che accade”. Tutti questi libri dell’editore Fede & Cultura non sono rimasti in giacenza, come si sarebbe potuto pensare, e neppure patrimonio di pochi eruditi e curiosi: hanno avuto e stanno avendo una incredibile diffusione. Tra i lettori anche molti sacerdoti che stimano il nuovo rito, ma che desiderano, nel contempo, riappropriarsi di un modo più giusto per celebrarlo, come faceva ad esempio il compianto don Divo Barsotti.
(da Francesco Agnoli, articolo su Il Foglio del 12 marzo 2009)

IDROS e lo scrigno delle carte - Mariano Diotto

Mariano Diotto
Idros e lo scrigno delle carte
Romanzo per ragazzi
Disponibile in anteprima!!!

Recensione
“Anche quell’estate arrivò impetuosa a Key West. E come ogni anno arrivarono anche i Madoc, verso la fine di giugno, secondo tradizione di famiglia.”
È così che inizia l’avventura di Raphael Madoc, un normale ragazzo di dodici anni. L’estate che affronterà lo cambierà per tutta la vita perché lui è: il Prescelto.
Tutto parte da un semplice regalo che suo padre gli consegna prima della partenza per le vacanze: lo Scrigno della Verità. È un gioco che tutti i ragazzi vorrebbero avere, ma che per il nostro eroe si trasformerà in un’indimenticabile avventura nel profondo degli abissi. Lì incontrerà il popolo degli Idros: esseri semi-umani dalla pelle verde che nel passato erano uomini ma che per loro scelta si erano trasferiti in fondo al mare.
Molti personaggi tessono la trama di quest’avvincente avventura: il giovanissimo Principe Brendon, la perfida Principessa Fallon Poleyn, il saggio Aran Bennett e i suoi intraprendenti figli Raya e Farris, il Comandante delle Guardie del Presidio Brock Hell, l’enigmatico Cardinale John Morton, la coraggiosa Naida.
In perenne corsa contro il tempo tra il Presidio e l’Abbazia, il Prescelto cercherà di comprendere cosa si nasconde nel libro della legge chiamato il Protocollo.
Ma chi sono in realtà gli Idros? Perché si sono staccati dalla Terra per andare a vivere in fondo agli abissi in un’isola che si chiama Utopia? E come mai Raphael è il Prescelto?
Inseguimenti, sotterfugi, cunicoli misteriosi e un processo, in cui Raphael Madoc è l’indiziato principale di un omicidio, sono gli ingredienti di questo coinvolgente sussidio per l’estate ragazzi.
L’Autore
Mariano Diotto
, nato a Torino nel 1971, è laureato in Scienze della Comunicazione Sociale e in Teologia. In questi studi riconosce la sua passione per la musica, per la televisione, per la spiritualità, per la scrittura e la narrativa per i ragazzi, affascinato da come questi elementi comunicativi così diversi possano unirsi in un unico linguaggio.
Attualmente insegna Semiotica all’università, continuando a svolgere attività ricreative ed educative per ragazzi e giovani.
Ha scritto diversi racconti per ragazzi dai quali sono stati tratti dei sussidi di successo per l’animazione: Il segreto di Ryù (2004), Mega-play. Una vita in gioco (2005), Enigma. Famiglie nel mistero (2006), Esteban (2007).
Nel 2008 ha esordito con il suo primo romanzo: L’acchiappasogni di Hashale, che l’ha portato in numerose scuole a contatto con i suoi giovani lettori.
Con Idros e lo Scrigno delle carte torna a scrivere un romanzo appartenente a un genere letterario a lui caro: il fantasy.
Il romanzo è stato adattato e utilizzato da INEstate come cornice narrativa per la creazione di un sussidio per l’animazione e la formazione di bambini e ragazzi.
Destinatari
Ragazzi, bambini, educatori, animatori, sacerdoti
Nota breve
Romanzo fantasy di narrativa per ragazzi.
Da questo romanzo è stato tratto il sussidio e il quaderno operativo omonimo per l’animazione di Grest, estate ragazzi e campi-scuola ad uso dei formatori, animatori, sacerdoti.
Argomento: avventure, divertimento estivo, giochi, fede, Utopia, Tommaso Moro, Atlantide
Collana: Fuori collana
Pagine 320
Altezza 13,8
Larghezza 20,5
Tipo di copertina: brochure
Prezzo: € 12.00 (estero 22, postacelere 25)
Isbn: 978-88-6409-000-9
Spedizione

Lutto

Fede & Cultura è in lutto per la brutale esecuzione mediante tortura dell'innocente ed inferma Eluana Englaro, sacrificata sull'altare del demonio e dell'ideologia dai suoi fanatici adoratori. Fede & Cultura esprime massima diapprovazione e sfiducia nei confronti del presidente Giorgio Napolitano, della Giustizia italiana, delle Forze dell'Ordine, delle autorità sanitarie, della classe politica e del padre di Eluana che hanno attivamente o passivamente contribuito alla sua esecuzione con metodo disumano e vile. Che Dio perdoni e salvi l'Italia dal giusto castigo che merita dopo questo atto che mette fine ad ogni sia pur minima parvenza di civiltà, umanità, fraternità, libertà, dignità umana.

Ancora un libro di Fede & Cultura sull'Osservatore Romano!

Un volume di inediti dell'antico arcivescovo di Genova
L'inconfondibile tratto pastorale di Giuseppe Siri

Giovedì 11 dicembre nella chiesa romana di San Benedetto in Piscinula, viene presentata una raccolta di testi del cardinale Giuseppe Siri curata da Antonio Filipazzi, (Omelie per l’anno liturgico, Verona, Fede & Cultura, 2008, pagine 304, euro 25).

di Antonio Livi


Ci troviamo in un momento di ritorno allo studio della figura del cardinale Giuseppe Siri, attraverso le testimonianze storiche e la lettura delle sue opere inedite o la rilettura delle più significative. Fra esse vi è un prezioso volume di omelie finora inedite che le edizioni Fede & Cultura di Verona, promosse dal giovane filosofo Giovanni Zenone, hanno mandato recentemente in libreria (Giuseppe Siri, Omelie per l’anno liturgico, a cura di Antonio Filipazzi, Verona 2008). Contemporaneamente è ripresa, presso l’editore Giardini di Pisa, la pubblicazione delle opere del cardinale ormai interrotta da vent’anni. A ciò fa riferimento nella prefazione dell’antologia delle omelie monsignor Luigi Negri, il quale definisce questa raccolta di omelie “un libro ricchissimo e straordinariamente attuale, che recupera un momento fondamentale della vita e della storia della Chiesa italiana: l’episcopato del cardinale Siri (…) È un libro che restituisce attualità a una stagione ricchissima e grandissima della Chiesa italiana”.

La raccolta che ora viene alla luce è un documento dello stile omiletico e catechetico del cardinale, e quindi interessa soprattutto dal punto di vista pastorale. Ma chi conosce Siri sa che tutte le sue opere sono di carattere squisitamente pastorale e quindi vanno considerate come propriamente teologiche poiché la pastorale altro non è che l’impegno dei pastori a continuare l’opera degli apostoli, ossia la diffusione del Vangelo con la predicazione, la santificazione attraverso i sacramenti della fede e il governo della comunità. In tale impegno, se rettamente inteso secondo il mandato del Pastore supremo che è Cristo, il primo posto va riservato all’annuncio propriamente cristiano, ossia alla catechesi dei credenti e all’evangelizzazione di quanti ancora credenti non sono, ma sono chiamati da Dio a diventarlo. Perché “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità”, e spetta proprio ai Pastori - ai quali Cristo ha detto: “Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo a ogni creatura” - cooperare al progetto salvifico mediante l’opera di evangelizzazione e la catechesi. L’ascolto e l’apprezzamento di quanto possano proporre gli esponenti della cultura di oggi - scienziati, filosofi, letterati, pensatori politici, teologi - non impediscono il discernimento di ciò che giova alla comprensione e all’accettazione della verità rivelata, con la quale ogni autentica verità umana non può che concordare. Così, analogamente, il dialogo con i “fratelli separati” e con i non credenti non esclude l’annuncio della verità circa l’unica Chiesa di Cristo e l’unico Salvatore di tutti gli uomini. La testimonianza di carità, a sua volta, è in funzione dell’evangelizzazione, e non viceversa, e se i pastori richiamano i fedeli a dare testimonianza di carità nella sollecitudine per i problemi sociali e nella vita politica, è perché tutti i fedeli, assieme ai pastori, sono tenuti, in virtù del battesimo, a essere evangelizzatori.

Nelle opere del cardinal Siri io ritrovo proprio questa giusta gerarchia dei valori, che l’arcivescovo di Genova ha non solo enunciato nelle sue riflessioni sulla pastorale, ma ha costantemente praticato nella sua condotta sacerdotale. È un tratto caratteristico della predicazione di Siri, ben evidenziato anche da Giovanni Paolo ii che, in una lettera a lui indirizzata, scrisse: “Chi legge i Suoi scritti, Signor Cardinale, resta colpito non solo dall’intelligenza e dalla cultura di cui ella dà prova, ma ancora più dalla passione per la verità che La guida a cercare, in ogni problema, la soluzione coerente col dato di fede, senza cedimenti di sorta alle mode culturali del momento”.

Non c’è ombra di retorica o di vuota ufficialità, in queste omelie, perché in esse, al di là di elementi formali che possono essere più o meno graditi alla sensibilità culturale odierna, sono sostanzialmente l’espressione del senso di responsabilità e dello zelo di un pastore che si trova ad affrontare le sfide e le difficoltà che noi pure, a distanza di vent’anni, ci troviamo ad affrontare. Si tratta dunque, malgrado le apparenze, di documenti assai importanti. Lo si comprende proprio dall’esempio che essi offrono di una pastoralità autentica, ossia di una sincera e concreta “carità pastorale”. Questo è dunque il criterio che consente di apprezzare come meritano le omelie del cardinal Siri: non sono importanti malgrado il loro stile semplice e popolare, ma proprio per questo loro carattere, nel quale è evidente il senso di responsabilità del pastore nei confronti del suo gregge. Egli non fa sfoggio di erudizione, né ricorre a concetti astrusi, perché non mira a destare ammirazione per la sua profonda dottrina - che pure è il fondamento dei suoi discorsi - ma a scuotere le coscienze con la riproposizione delle verità eterne che derivano immediatamente dalla Parola di Dio e hanno il potere di suscitare nell’animo di tutti i credenti i sentimenti propri della fede - quelli per i quali la Chiesa ha istituito le festività liturgiche - ossia lo spirito di conversione e di penitenza; la fiducia nella misericordia di Dio Padre; la speranza di essere alla fine partecipi della gloriosa resurrezione di Cristo.

Molto opportunamente monsignor Negri, nella prefazione, inserisce questo documento dello stile omiletico dell’arcivescovo di Genova nel contesto di un rinnovato interesse per le grandi figure della pastorale di un tempo ormai passato, ma indubbiamente ricco di frutti apostolici: “Queste omelie di Siri ci dicono il segreto di questa grandezza cristiana, ecclesiale, culturale e sociale. L’assoluta difesa dei diritti di Dio al centro della predicazione: Dio è tutto, e tutto dipende da Dio e nulla può essere fatto di positivo se non rispettando rigorosamente questo primato di Dio sulla realtà. E poi il mistero di Cristo, il mistero amabile di Cristo vissuto in una liturgia che era, realmente, la parte fondamentale, generatrice di tutto nella vita del vescovo, del vescovo liturgo che celebrava la liturgia per sé e per il popolo con una fedeltà rigorosa e un trasporto quasi mistico. Una liturgia nella quale e chi celebrava, e chi partecipava, incontrava il mistero del Signore presente, sentiva proclamata una parola e, nell’omelia, apprendeva una cultura nata dalla fede che apriva l’intelligenza e il cuore, dei singoli e del popolo, a vivere cristianamente di fronte al mondo, nella società”.

Queste omelie, assieme a tutti gli altri scritti già pubblicati o ancora inediti, serviranno a far apprezzare meglio oggi le qualità propriamente pastorali del cardinale Giuseppe Siri: la sua impostazione dottrinale, il suo riferimento costante al magistero ordinario e straordinario della Chiesa - il concilio Vaticano II- e infine la sua sincera e profonda spiritualità. Ma, oltre all’indubbio interesse per gli studiosi di storia della Chiesa, il testo costituisce per tutti i credenti una lettura edificante - nel senso originario e cristiano del termine - perché in esso le festività liturgiche offrono l’occasione e l’invito a perseguire in qualsiasi tempo la perfezione della carità alla quale siamo chiamati. È un invito che edifica quando - come in questo caso - viene da chi “parla con autorità”, ossia da chi sa proporsi personalmente, con la sua fede vissuta e il suo sacrificio, come esempio di fedeltà alla propria vocazione. E quanto osserva monsignor Giacomo Barabino nell’introduzione del volume: “Il Cardinale fu, per chi lo incontrava nelle circostanze più disparate, una predica che richiamava verità e valori superiori, e tutti percepivano l’irraggiamento spirituale della sua persona”.
(©L’Osservatore Romano - 11 dicembre 2008)

Bergamo 7 febbraio: L’educazione al sacro, al bello ed al vero

Sabato 7 febbraio 2009
alle ore 18,00
PADRE VINCENZO NUARA O.P.
L’educazione al sacro, al bello ed al vero, vie per la nuova evangelizzazione:
la S. Messa in rito Romano antico.

Casa del Giovane - Sala degli Angeli
via Gavazzeni, 13 Bergamo

info
messatradizionale@gmail.com cell. 335 53 77 830
Circolo culturale “Tradizione e Nuova Evangelizzazione”
con la collaborazione di Alleanza Cattolica, Fede & Cultura,
Centro culturale “Alle radici della Comunità”, Il Timone

Prima di ogni conferenza, sarà possibile celebrare la Santa Messa in rito romano antico
secondo le indicazioni del Papa, alle ore16,00
nel Santuario della Madonna della Neve (angolo via Camozzi)
Bergamo

PADRE VINCENZO NUARA O.P. dopo essere stato
priore dei domenicani di Catania e vicario episcopale
per la vita consacrata nella diocesi catanese,
attualmente svolge il suo ministero a Roma.
Conduce su radio Maria la trasmissione “Le sfide
della Nuova Evangelizzazione - Le nuove religioni e
pastorale del ministero sacro”.
È stato il coordinatore del convegno “Il Motu
proprio Summorum Pontificum di S.S. Benedetto XVI,
una grande ricchezza spirituale per tutta la Chiesa:
un anno dopo”, che si è tenuto a Roma con il
Patrocinio della Pontificia Commissione
“Ecclesia Dei”, dal 16 al 18 settembre 2008. È
referente dell’associazione internazionale
“Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum”.

19 dicembre, 1968, Firenze

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